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Il papà che fa da manager. Nei paesi anglosassoni le family band sono una tradizione, in Italia no.

“La passione per la musica è sempre stata una grande forza che ci ha tenuto uniti fin da bambini. Abbiamo sempre coltivato questa passione suonando e studiando tutti i generi musicali senza mai trascurare nulla. Questo ha fatto sì che il piacere e il divertimento di avere uno strumento fra le mani, di scrivere e cantare, fosse per noi e la nostra famiglia linfa vitale… Nostro padre è stato coinvolto e con lui sappiamo di essere in buone mani. Gestisce molte cose importanti a cui noi musicisti spesso non pensiamo”.

Rifate Auschwitz di Guccini, La guerra di Piero di De Andrè, Gioia e rivoluzione degli Area, La storia siamo noi di De Gregori, persino Ma mì di Giorgio Strehler e Fiorenzo Carpi: una piccola enciclopedia della memoria antimilitarista sul pentagramma.

“Abbiamo scelto per questo disco, oltre a sei canzoni originali, brani di narrazione, Resistenza, indignazione e speranza. Abbiamo cercato di raccontare la storia del nostro paese attraverso canzoni simbolo dell’impegno, canzoni però anche di grande valore musicale ed artistico per non rischiare di realizzare un progetto semplicemente retorico e strumentale. Siamo cresciuti ascoltando tutta la musica, senza pregiudizi di genere: le belle canzoni sono delle opere d’arte qualsiasi sia il tipo di musica”.Avete pensato a

Tradurre in cinese Ragazza di Nanchino per diffonderla su quel mercato?

“Per ora ci sarà una versione sottotilata per la Cina. Ma chissà, magari sarebbe bello fare un duetto con un artista cinese. Nella canzone già è presente Pauline Fazzioli, un’arpista di origine cinese con la quale contiamo di collaborare anche in futuro”.

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